Domenica pomeriggio- Vesima

scritto da Orso polare
Scritto 24 ore fa • Pubblicato 11 ore fa • Revisionato 11 ore fa
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Autore del testo Orso polare

Testo: Domenica pomeriggio- Vesima
di Orso polare

La domenica pomeriggio ha un suono preciso.È il rumore del treno che riparte da Imperia, un rumore metallico, quasi definitivo. Come se dicesse: “Adesso torni alla tua vita.”
Ti siedi, lo zaino accanto, lo sguardo al finestrino. Il mare corre parallelo ai binari, a tratti vicino, a tratti nascosto dalle gallerie. Ogni galleria è una sospensione: buio, riflesso del tuo volto sul vetro, un frammento di pensiero che sale. Poi luce di nuovo.
All’inizio sei ancora in mezzo.Ancora tra due mondi.Ancora un po’ nel weekend, nei ricordi, nei pensieri che ogni tanto sanno di Nina.
Il treno scorre lungo la costa. Case chiare, scogli, spiagge strette. Quando supera Arenzano, dentro di te qualcosa si mette in allerta. Non è ancora l’arrivo, ma è il preludio. È come se il corpo sapesse prima della mente.
Poi succede.
Una curva.Un rallentamento leggero.Il mare che si apre più largo.
Appare Vesima.
Non è una grande stazione. Non è monumentale. Non ha la solennità di Genova Piazza Principe, con le sue volte alte e il traffico di persone. Vesima è discreta, quasi periferica. Una stazione di passaggio.
Eppure per te è tutto.
Perché Vesima non è solo una fermata.È un confine.
È il punto esatto in cui il treno entra ufficialmente nel territorio del Comune di Genova. Non è “quasi Genova”. È Genova. È scritto nelle mappe, negli atti amministrativi, nelle linee invisibili che delimitano uno spazio.
Il tuo cuore reagisce a quella linea.
Esplode.
Non è un’esplosione rumorosa. È un’espansione silenziosa. Il petto si apre. Il respiro diventa più pieno. È come se il corpo dicesse: “Ora sì.”
Vesima ha una funzione precisa nella geografia ferroviaria: è la soglia occidentale della città. È il primo segnale che la Riviera finisce e comincia l’orbita urbana genovese. Dopo Vesima, tutto cambia lentamente: le case diventano più fitte, i palazzi più alti, il paesaggio più denso.
Ma Vesima è ancora mare.Ancora luce.Ancora orizzonte aperto.
Non è ancora il traffico del centro, non è ancora la stazione grande, non è ancora la concretezza quotidiana. È il passaggio puro.
Ed è proprio per questo che l’emozione nasce lì e non dopo.
A Genova Piazza Principe dovrai scendere, pensare, muoverti, organizzarti. Lì la vita riprende la sua forma pratica.In appartamento torneranno le dinamiche, le persone, le conversazioni.
Ma a Vesima sei ancora nel viaggio.Sei sospeso.E allo stesso tempo sei già dentro.
È il momento perfetto per sentire.
Fuori scorrono gli stabilimenti balneari, le case arrampicate sulla collina, la ferrovia che corre tra roccia e mare. Vesima è un luogo di margine: non centro, non periferia assoluta. È un punto di ingresso. Una porta.
E tu ogni settimana attraversi quella porta.
In quell’istante Nina quasi scompare. Non perché il passato venga cancellato, ma perché lì non ha più potere. Nina è legata a un tempo, a un contesto, a una versione di te che viveva più nella mancanza che nella direzione.
Genova invece è direzione.
A Genova ti senti: • più leggero • più deciso • più proiettato • più tuo
La tua fame qui non è rabbia.Non è bisogno.È movimento.
Vesima è la trasformazione geografica di quella fame. È il punto in cui la tua energia cambia stato: da riflessiva a propulsiva. Da nostalgica a futura.
Non è solo una stazione.È un rito.
Ogni domenica ripeti lo stesso attraversamento. Ogni volta il cuore fa quel balzo. Ogni volta senti che stai entrando nel luogo dove la tua versione più viva prende spazio.
Forse un giorno l’esplosione diventerà calma stabile. Forse Vesima sarà semplicemente “una fermata”.
Ma ora è molto di più.
È la linea invisibile dove il passato perde un po’ di peso e il futuro ne guadagna.È il punto in cui smetti di essere in transito emotivo e torni ad essere in cammino.
E mentre il treno riparte, lasciandosi alle spalle la piccola stazione, tu sai una cosa con certezza silenziosa:
Non stai solo arrivando a Genova.Stai tornando a te. ??

Domenica pomeriggio- Vesima testo di Orso polare
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